mercoledì 8 gennaio 2014

La Tradizione.




Quindi il primo ponte da tagliare è la tradizione.
Suona duro, vero?
Molti di noi pensano che la tradizione sia tutto.
Che tradire la tradizione sia tradire se stessi, le proprie origini, la propria storia.
La storia diventa tradizione quando iniziamo a venerare ciò che è sempre stato fatto senza fare distinzioni. Non tutto quello che é stato fatto era buono. Anzi spesso era cattivo. A volte era pessimo.
Non era sempre malafede: solo che non conoscevamo niente di meglio.
Perché rimanere fermi, per rispetto di una tradizione?
Per tradizione sono state fatte le cose peggiori che ti possono venire in mente.
La tradizione è la trasmissione di ciò che é stato fatto  perché si perpetui.
Ciò è buono ma tale trasmissione a volte avviene a occhi chiusi.
Smettiamo di ragionare solo perché si tratta di tradizione, solo perché si é sempre fatto così.
E' questo  che va tagliato: la venerazione della tradizione in quanto tale.
E' un altro modo per dire che dobbiamo smettere di ragionare con la testa di un altro.
E' necessario liberarci anche da questo e per farlo dobbiamo smettere di essere ipocriti:
Cosa facciamo solo per tradizione?
Quante volte utilizziamo questa parola solo per comodo?
Quanto era davvero giusto quel modo di fare?
Si tratta di fare attenzione e non di tagliare giusto per fare.
A volte tagliare é l'unica cosa da fare e allora devi farlo, senza esitare.

Taglia quel braccio!
Brucia quella coperta di Linus!
Guarda in faccia chi sei!
Non avere paura.

martedì 7 gennaio 2014

Ora sei grande.








Come ho detto altre volte, per farlo con le parole di altri, sono convinto che i tempi siano maturi.
Al di là di ogni prospettiva escatologica, credo che sia arrivato il momento di attuare un grande cambiamento.
I nostri problemi, prima di essere politici, economici o sociali, sono principalmente fiolsofici, etici, spirituali.
Senza un radicale cambiamento a questi livelli NON é assolutramente possibile mutare nient'altro. Qualsisasi altra strada non produrrebbe niente di buono o comunque niente di stabile.
Il mutamento deve essere radicale e profondo.
Per questo dico che deve essere spirituale, deve riguardare l'essenza delle cose e di noi stessi; deve concernere il modo in cui la concepiamo, questa essenza; di come ci rapportiamo con lei; di come la mettiamo in pratica, quella nuova visione.
Alla base comunque c'è quella visione.
Ancora prima della pratica, anche se questa viene subito dopo e senza di lei, la prima non ha nessun senso.
E' necessario rielaborare il nostrio intero passato: l'umanità é divenuta maggiorenne e come tale deve decidere dove andare e cosa fare.
Le favole dell'infanzia erano bellissime  e se ne può tranquillamente essere nostalgici, ma erano solo quello: favole.
In questa presa di coscienza, e nella successiva presa di responsabilità, sta il nostro futuro.
Quando eri bambino, parlavi da bambino e ti comportavi da bamnbino, ora che stai diventando adulto é necessario che tu ti comporti come tale. E' naturale e fisiologico.
Un bambino ha bisogno di racconti semplificati, di favole e di parabole, l'adulto no.
Ad un bambino di indora la pillola, l'uomo ha le spalle abbastanza larghe per sopportare.
Il bambino va seguito, l'uomo deve camminare da solo.
Ecco, l'umanità sta divenendo adulta.
Forse non ancora del tutto, forse non ovunque ma i primi segni del cambiamento si vedono. Occorre prenderne coscienza e continuare la strada, senza avere paura.
Senza voler rimanere bambini per sempre.
Iniziamo a riporre le bambole ed i giochi con i quali siamo vissuti finora: le favole, i miti, le religioni, gli inferni, i paradisi, i dogmi, i tabù come anche le intolleranze le paure le discriminazioni e le violenze di cui abbiamo abusato nella nostra infanzia.
Erano coperte di Linus e bizze di bambini.
Adesso stiamo crescendo e la paura di farlo é il primo spettro che dobbiamo far svanire.

Capire che il momento arrivato è il punto di partenza.
Perché l'adolesenza é fondamentale per lo sviluppo di un individuo così come per l'umanità intera edun'adolescenza ritardata o contratta o fraintesa o negata può solo rovinare l'uomo che saremo, l'umanità che costruiremo.

Queste sono le chiavi di casa, non fare tardi.

sabato 4 gennaio 2014

Non è vero che le religioni sono tutte uguali!



Non è vero che tutte le religioni sono uguali.

E' vero che tutte rispondono allo stesso bisogno di fondo.
Che tutte partono dallo stesso punto.
Che tutte insistono sullo stesso solco.
Che tutte tendono a negare queste coincidenze.

Tutte le religioni partono dalla ricerca della verità.
Tutte le religioni arrivano alla conclusione della loro esclusività.
Tutte le religioni dicono di averla raggiunta, quella verità.

Qui nascono le differenze:
intanto sulla fede.
Alcune religioni si identificano come 'fedi', e pretendono un atto di 'fede' che non consiste tanto nel credere, nel senso di essere convinti, quanto in quello di sperare.
Se non speri, non sei fedele e quindi, fondamentalmente compi un atto offensivo verso quel dio che ti chiede di credere, cioé di avere fiducia, di sperare, in lui. Per questo motivo, non ti salverai.
Altre religioni si appellano alla conoscenza: le cose stanno così, punto. Il non riconoscerle comporta solo  il tuo permanere nell'ignoranza e quindi nella tua condizione attuale, che se è infelice, tale rimarrà.

La seconda differenza nasce intorno all'identificazionre della verità o meno con una divinità e, successivamente con una divinità personale.
Per giustificare questa personificazione dell'essenza, alcune religioni, pongono anche la sua letterale incarnazione nella storia, della quale si affannano poi  a provare più o meno scientificamente la verità oggettiva.
Se mi è chiara la necessità storica di questa personificazione della divinità e, anche, di questa divinificazione dell'essenza, non riesco proprio a capire la sua necessità attuale.
A cosa serve oggi un Dio personale?
Un Dio-persona talmente antropomorfizzato da vivere quasi nella stessa dimensione temporale delle sue creature.
Oggi la maggior parte di noi ha capacità e conoscenze tali da poter concepire senza difficoltà una realtà spirituale, totalmente emancipata da qualsisasi paragone con l'umanità. Non ci servono parabole.
Se le religioni, coraggiosamente ma anche responsabilmente, ammettessero che le loro divinità hanno una consistenza puramente spirituale e quindi essenziale, ideale e non personale. Che la supposta coscienza divina si identifica e si polverizza nella coscienza del mondo e che la creazione stessa si identifica, alla fine, con il suo creatore. Se succedesse questo, le differenze si annullerebbero, anche perché solo un Dio-Persona pretende la fiducia-speranza-fedeltà da parte di una sua creatura.


venerdì 3 gennaio 2014

Ancora sulla meditazione.



Meditare non è difficile, è naturale.
Si tratta di imparare ad essere semplici.
Tornare a farlo.
Dimenticare tutto ciò che sappiamo ed assumere l'atteggiamento naturale.
Il nostro vero volto.
Dove vediamo chi siamo.

Non c'é dissoluzione.
Non c'é dispersione.
Non c'é annullamento.
Non c'é niente se non ce lo mettiamo.
E sarebbe meglio che non lo facessimo.

Dobbiamo entrare in questo posto come per tornare nel grembo materno.
Come un bambino nella culla.
Come un gatto rapito da un raggio di sole.
Come un geco su una pietra o la pietra stessa.

Essere senza fare.
Essere senza voler essere.
Essere e basta.

Ti chiederai se faui bene o se fai male.
Se dovresti sentire qualcosa.
Per ché non succede niente.

Tutto questo te lo sei costruito e non ti appartiene.
Stai solo seduto.
Stai comodo.
Respira, lascia che il tuo cuore batta ed il tuo sangue fluisca.
TU SEI TUTTO QUI.
Non c'é altro in realtà, se non lo vuoi.

Devi capire questo.
Dipende da te.
Non viene da fuori.

Non te ne sei accorto ma stai meditando profondamente.
Ed è stato molto più che facile.

giovedì 2 gennaio 2014

Il primo articolo dell'anno



Come iniziare se non con l'oggetto della nostra ricerca.
L'essenza, la natura ultima, il significato, il significato del significato™, la realtà sottostante, Dio o come preferite chiamarla.
In Cina, qualche migliaio di anni fa, la chiamavano Tao.
I Greci la personificavano nel fato.
Oggi molti preferiscono darle un nome più o meno scientifico.
Al di là dei nomi, di quello si tratta.
Venendo al mondo era evidente, non c'era bisogno di  parole.
Nessun dogma o concetto astruso.
La reaòltà era evidente.
Per questo Gesù, o chi in suo nome, ha predicato di tornare come bambini.
Ecco il problema.
L'unica ricerca che ci può far trovare è una non-ricerca.
Per questo proviamo a meditare.
Mi fa ridere quando mi chiedono cosa faccio quando medito:
non faccio niente, medito.
Se facessi qualcosa mentre medito, non potrei meditare, non credi? 
Anche qui è un fatto di parole: è facile andare fuori strada.
Meditare, riflettere, contemplare, concentrarsi, come tradurre con una parola quelo che si fa stando seduti?
Dhyāna, il termine sanscrito, é più vicino a visione, e quindi a contemplazione.
A me piace tradurlo come esistere.
Nella meditazione cessi ogni attività accessoria e semplicemente esisti.
Respiri, fai battere il cuore e circolare il sangue, certo, ma niente'altro.
Sei, semplicemente sei e così realizzi la natura prima di te stesso.
Che coincide con quella di tutti e del Tutto.